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Public Policy

Diritto d'autore e diffusione della conoscenza: un equilibrio è possibile



Il libro verde elaborato dalla Commissione Europea sul "diritto d'autore nell'era dell'economia della conoscenza" inizia con queste parole: "Il presente Libro verde intende promuovere un dibattito sui migliori mezzi per assicurare la diffusione online delle conoscenze per la ricerca, la scienza e l'istruzione". La Commissione non ha nascosto la testa sotto la sabbia: è chiaro che esiste una tensione fra diritto d'autore e diffusione della conoscenza. Ma l'obiettivo è proprio quello di trovare il giusto equilibrio fra accesso e protezione (o vogliamo meglio dire giusta remunerazione) dell'autore. La libertà e la condivisione sono i principi che hanno reso possibile la nascita e lo sviluppo di Internet. La Rete è stata costruita su standard aperti e i servizi che hanno mantenuto lo spirito originario sono diventati veicoli di crescita economica e libertà di espressione. Sono stati proprio il libero mercato e gli standard aperti a guidare l'innovazione. Nell'assenza di leggi "imposte" dai Governi, la Rete ha saputo auto-regolamentarsi sulla base dei valori caratterizzanti le comunità virtuali. Internet non ha bisogno di leggi ma di principi condivisi e universali, o come ha proposto Stefano Rodotà , di "codici di autodisciplina di nuova generazione, nel senso che non sono il prodotto esclusivo degli interessi di settore, ma nascono dalla collaborazione tra questi e soggetti pubblici". Le opportunità che Internet offre sono incredibili e permettono di trovare soluzioni adeguate alle sfide che le nuove tecnologie presentano. A questo proposito chiediamo al Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale che si sta occupando di elaborare le soluzioni al problema della violazione dei diritti di proprietà intellettuale online, di tenere in considerazione il punto di vista degli operatori della società dell'informazione.

Lotta contro la pirateria digitale

Occorre definire regole condivise che facciano sì che le nuove tecnologie, digitali e telematiche, costituiscano uno strumento di promozione e crescita culturale e non un elemento di freno o ostacolo a tale sviluppo. Qualsiasi normativa che vada a impattare sul mezzo di comunicazione Internet dovrebbe tenere in considerazione la specificità di questo mezzo. Il futuro è lo sviluppo di piattaforme che realizzino le aspettative ed i bisogni degli utenti. Già oggi i fornitori di servizi nella società dell'informazione sviluppano costantemente nuovi strumenti caratterizzati dalla volontà di trovare un equilibrio tra libera circolazione dei contenuti su Internet e tutela dei diritti di chi ha creato tali contenuti. Si può citare l'esempio di Video ID , tecnologia lanciata recentemente da YouTube, che consente ai titolari di copyright non solo di gestire e proteggere i loro contenuti su questa piattaforma, ma anche di verificarne l'utilizzo per eventualmente rimuoverli, nonché di trarne profitto attraverso meccanismi pubblicitari di pay per click.


Come ha avuto modo di scrivere Guido Scorza su Punto Informatico, la cosiddetta dottrina Olivennes (ovvero inviare tre avvisi, e qualora vengano ignorati, tagliare la connessione ad Internet a chi scarica illegalmente contenuti protetti dal diritto d'autore) non è la soluzione giusta perchè parte da un presupposto inaccettabile: quello secondo cui i diritti patrimoniali d'autore andrebbero collocati in una posizione sovraordinata rispetto ad altri diritti e libertà fondamentali dell'uomo e del cittadino quali la libertà all'informazione – nella sua duplice accezione di diffondere e ricercare informazioni – ed il diritto alla riservatezza ed alla privacy.

Responsabilità dei prestatori di servizi Internet

La legge sul commercio elettronico ha disegnato il quadro normativo nel quale si devono muovere i prestatori di servizi Internet per quanto riguarda l'imputabilità delle condotte in Rete ed ha permesso all'Italia di sviluppare un'industria digitale. L'art. 17, in particolare, prevede che "il prestatore non è assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino presenza di attività illecite." Il prestatore è tenuto ad informare l'autorità giudiziaria qualora sia a conoscenza di presunte attività illecite e a fornire alle autorità competenti le informazioni in suo possesso che consentano l'identificazione del responsabile. Attraverso i nuovi strumenti informatici e telematici, Internet consente a chiunque di esercitare la libertà di manifestazione del pensiero nella duplica accezione: diritto ad informare ed ad essere informati. È importante che tale grande opportunità non vada sprecata.


Non è possibile ignorare la realtà: sono sempre più numerose le persone e le Istituzioni che hanno scelto di avere una presenza su Internet (dal canale su YouTube del Vaticano, al sito della Casa Bianca, dalle pagine di Facebook dove i parlamentari si tengono in contatto con i loro elettori, ai milioni di internauti che ogni giorno aggiornano il loro blog).


Condividi la conoscenza: il valore del fair use

Milioni di persone utilizzano ogni giorno il motore di ricerca di Google, ignari di quanto sia delicato l'equilibrio che dobbiamo cercare fra la loro sete di conoscere e le leggi a tutela del diritto d'autore. Google condivide e supporta i diritti di proprietà intellettuale dei creatori di contenuti e crede nel diritto d'autore. Gli autori meritano di essere premiati per il loro lavoro ed il sistema delle leggi sul copyright è uno strumento fondamentale nella promozione della creatività.


Il fair use ha permesso ad un intero nuovo settore industriale di crescere e sviluppare nuovi servizi e piattaforme utili per gli utenti, basti pensare al fenomeno del Creative Commons.


Un interessante e recente studio della Computer and Communications Industry Association cerca di quantificare il contributo portato dalle società che si riconoscono nell'economia delle libere utilizzazioni. La "fair use economy" nel 2006 ha prodotto ricavi per 4.600 milioni di dollari (all'incirca un sesto del PIL totale degli USA), impiegando più di 17 milioni di persone.

Un canale YouTube del Comitato

YouTube si sta sempre più affermando come uno strumento che favorisce il dialogo fra le Istituzioni e gli utenti della Rete, in un'ottica di rispetto delle diverse posizioni e di attenzione ai feedback costruttivi (come dimostra il question time istituto dal Primo Ministro Gordon Brown sul canale di Downing Street).


Proprio per questo motivo Google propone al Comitato contro la pirateria digitale di aprire un canale YouTube per favorire lo scambio "diretto" e trasparente con i cittadini e gli operatori del settore. Potrebbe essere interessante avere il punto di vista di chi fruisce dei contenuti e fa in modo che l'industria della produzione della cultura possa continuare a vivere.