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Blog di Google Italy
Arts & Culture

Vi presentiamo i primi artisti nella storia dell’umanità grazie alla realtà virtuale



Nota della Redazione: la grotta Chauvet in Francia racchiude alcune delle più antiche illustrazioni preistoriche del mondo. Non è consentito l'accesso al pubblico per preservare la sua integrità, ma grazie al nostro partner Syndicat Mixte de la Grotte Chauvet  ora è possibile visitare il mondo dei nostri antenati attraverso un’esperienza che unisce la realtà aumentata della Ricerca Google e la realtà virtuale. Uno dei nostri più antichi antenati, che ha chiesto di rimanere anonimo, è andato indietro nel tempo per 36.000 anni, per condividere come era a quei tempi la grotta. Che l’esplorazione abbia inizio, accompagnati da un'anonima donna delle caverne.

Veduta panoramica del Pont d'Arc, un arco in pietra sul fiume con le montagne della Grotta Chauvet sullo sfondo. © David Huguet

Veduta panoramica del Pont d'Arc, un arco in pietra sul fiume con le montagne della Grotta Chauvet sullo sfondo. © David Huguet

Abbiamo iniziato il nostro viaggio verso la grande grotta giorni fa. Oggi arriviamo e ci sistemiamo vicino all'arco di pietra che attraversa il fiume. Accendiamo un fuoco, per segnalare alla nostra gente vicino alle grotte che siamo qui. Abbiamo portato con noi piccoli utensili di pietra per cucire le punte di freccia che usiamo per la caccia. Forse riusciremo a scambiarli.

Siamo illuminati dalla luce della luna. Una volta accampati mi avventuro fuori, camminando fino all'entrata della grotta per salutare i compagni. I bambini sono ancora svegli, si divertono a giocare, intenti ad ascoltare i leoni che ruggiscono in lontananza. Un tempo vivevano qui anche degli orsi, ma se ne sono andati da tanto.

Più mi avvicino al suo ingresso, più la caverna oscura mi attira: mi faccio coraggio, accendo una torcia e entro. Dopo qualche passo sollevo il fuoco e la luce illumina proprio lì dove abbiamo lasciato il segno, noi e coloro che ci hanno preceduti. Qualcuno ha raschiato via l'argilla per dipingervi il proprio mondo, molto prima del nostro arrivo. I miei preferiti sono i cavalli: uno sembra che abbia paura, un altro sembra giocare e un terzo, quello più curioso, drizza le orecchie con aria interrogativa.


Vicino al mammut, un’altra immagine attira la mia attenzione: è un leone, forse alcuni dei nostri giovani cacciatori lo hanno raffigurato per celebrare qualche successo.

Il dipinto è talmente enorme che è impossibile raccoglierlo in un solo sguardo. Faccio un passo indietro per cercare di comprenderne il significato. Ci sono leoni delle caverne, renne e cervi, tutto sembra muoversi in un gioco di luci e ombre. Bastano solo poche linee, disegnate da mani esperte, e in qualche modo ci troviamo di fronte a un capolavoro.

Poi ci sono le impronte delle mani lasciate da coloro che ci hanno preceduto. Mi alzo in punta di piedi e mi allungo verso l’alto per appoggiare la mia mano sull’impronta che colora la roccia fredda, e all'improvviso mi sento costretto a lasciare anche il segno. Non sono mai stato un artista, ma sono da solo e ho voglia di osare, quindi immergo la mano nella vernice rossa, mi sollevo di nuovo, fin sulla punta delle dita dei piedi, e aggiungo la mia impronta alle altre sulla parete.

Mentre si asciuga, indietreggio e osservo svanire nell'oscurità gli animali e le impronte. Chissà per quanto tempo sono stati tutti qui, chissà per quanto tempo vi rimarranno?

Un'altra nota della redazione: se vi è piaciuto leggere la testimonianza anonima del nostro antenato, date un'occhiata all'ultima mostra di Google Arts & Culture "Chauvet: Meet our Ancestors".