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Public Policy

La protesta dei giovani iraniani



La notizia di questi giorni è la mobilitazione della società civile in Iran per chiedere la verifica di eventuali irregolarità nel voto che ha visto vincere il presidente uscente Ahmadinejad. Già prima delle elezioni, i sostenitori del candidato dell'opposizione Mir-Hossein Mousavi avevano creato canali YouTube come questo per trasmettere notizie sulle elezioni al mondo. Ora che ai giornalisti è proibito filmare la protesta, quegli stessi cittadini stanno sfidando la censura per caricare sulle piattaforme digitali video delle loro dimostrazioni di protesta. Alcuni di questi video su YouTube sono stati visti più di 50.000 volte. Nello stesso tempo, da ogni parte del mondo arrivano messaggi di supporto alla protesta con video come questo.


La censura purtroppo è un fenomeno non nuovo, così come non è certamente nuova la lotta alla censura, tuttavia le piattaforme digitali danno a quest'ultima dimensioni impensabili con gli strumenti tradizionali. E non è un caso, infatti, che proprio piattaforme come YouTube e Facebook siano state oggetto di censura da parte del governo iraniano. Il riconoscimento ufficiale del ruolo che le nuove tecnologie hanno conquistato in questa crisi viene proprio dal Dipartimento di Stato statunitense, che in una sua nota ha auspicato che Twitter possa continuare a fornire i propri servizi in Iran, definendolo «una importante forma di comunicazione», proprio dopo che i primi provvedimenti del Governo Iraniano sono stati quelli di censurare YouTube e Facebook.


Quando si difende la libertà di espressione e si lotta contro ogni forma di censura dei contenuti, non si può non avere ben chiaro il valore sociale che Internet ha nella nostra vita di tutti i giorni e non ci si può dimenticare che arretrare su queste posizioni vuol dire tradire i ragazzi che protestano nelle strade di Teheran e del Web.